Rinominarsi
Qualcosa
Ciao,
io sono Alice Fadda, la ragazza che ha iniziato a dirsi le cose ad alta voce e questa è
Torno da una pausa in cui volevo osservarmi da fuori e che inaspettatamente mi ha portata a fare cambiamenti, e ragionamenti su come voglio essere finalmente riconosciuta. Nell’ultima newsletter ho iniziato ad anticipare…
In questa puntata troverai altri annunci, novità e trasformazioni varie.
Fin da piccola sono sempre stata circondata da persone dotate, talentuose e creative.
C’era C. alle elementari, mia compagna di banco, che disegnava dei personaggi kawaii meravigliosi; V., che era la più bella della classe ma anche la più veloce nella corsa e G. che era bravissima a giocare a pallavolo: dal mio posto in panchina sembrava ancora più alta e leggera quando si alzava in volo.
La mia migliore amica S. in prima media ha iniziato a suonare il sassofono e non ha mai smesso: negli anni le ho sentito suonare qualunque cosa, in gruppi di ogni genere. Poi M., che cantava fin da piccola e quando ha imparato a suonare la chitarra la madre la convinceva (costringeva?) a fare dei piccoli concerti alla fine dei nostri pasti: la tavolata di parenti stava zitta zitta, mentre lei cantava questi pezzi soul super introspettivi in un momento che di introspettivo non aveva alcunché.
Per qualche anno, ai tempi dell’università, ho vissuto con V. che frequentava l’Accademia delle Belle Arti: era in grado di creare bellezza in qualunque momento e con qualunque oggetto. Vederla evolversi come artista è stata in assoluto una delle cose più belle che mi potessero accadere.
E poi, dulcis in fundo, mi sono quasi sempre invaghita di uomini creativi: diversi musicisti, wannabe scrittori (vedi disegno) e scrittori pubblicati, wannabe fotografi, wannabe drammaturghi e costruttori di cose (questo l’ho perfino sposato).
Capisco solo ora che tutto questo fermento di menti attorno a me è stato bellissimo e stimolante, ma allo stesso tempo anche un grande grandissimo ostacolo. Rimanevo nascosta sotto la loro ombra ad ammirarle, a tifare per loro, a sorreggerle se avevano delle incertezze sul loro talento, sulle loro doti. Qualunque mia velleità artistica sembrava quasi un voler imitare, a volte perfino scimmiottare: mai abbastanza brava, dotata, talentuosa.
Se avessi letto Big Magic tempo prima, avrei scoperto per esempio che per l’autrice Elizabeth Gilbert il mito del genio innato è un’idea che ci viene infilata in testa fin da piccole e che di veritiero ha ben poco.
Il talento si sviluppa attraverso la pratica curiosa dice, Gilbert: quando qualcosa che leggi, vedi, ascolti, ti incuriosisce a tal punto da farti sentire come una leggera scossa elettrica significa che devi esplorare, perché lì, in quella piccolissima crepa, il talento trova del terreno fertile per crescere. Si diventa “brave” perché si è state abbastanza coraggiose da seguire la curiosità, anche senza conoscerne minimamente la destinazione.
E se ci penso bene, quello che ho fatto in questi ultimi anni è stato lasciarmi trascinare dalle linee sul foglio, dai colori, dalla gomma che cancella per aggiustare il tratto, dai volti sconosciuti che vengono fuori non so da dove ma di cui io posso inventare tutto. Mi ha mosso la curiosità di vedere che cosa poteva succedere e ogni giorno infatti è come una nuova scoperta: mi osservo creare mondi per me e per le altre persone, con uno sguardo misto di incredulità e orgoglio.
Non è stato facile lasciarsi andare a questa nuova immagine riflessa nello specchio. Dopo tutti questi anni passati a nascondermi, agli occhi delle altre persone ma anche e soprattutto ai miei, capire che qualcosa la sapevo fare anche io: è stato come morire e risorgere. Finalmente mi sono vista ma mi ci sono voluti giorni, settimane, anni perché lo accettassi.
Ho giocato, sperimentato, sbagliato, senza aspettare che qualcuno mi desse il permesso di farlo. Non ho lasciato che fossero solo le altre persone a riconoscermi per sentirmi, essere creativa. Ho iniziato a dirmi le cose ad alta voce, a nominarmi in un modo diverso, nuovo, inaspettato. Solo così sono riuscita a rendere tutto più vero, più forte, più inattaccabile.
E tu, cosa vorresti dirti ad alta voce? Per cosa stai aspettando il permesso delle altre persone? Cosa ti incuriosisce davvero?
Inizia a pensarci facendo un esercizio creativo:
prendi un quaderno e aprilo su due pagine
fai una linea irregolare con un pennarello nero
poi con il rosso prova a ricopiarla ma senza toccarla
ora usa il giallo
poi il blu
arriva fino alla fine della pagina
Non so bene da dove partire, ma forse la cosa più giusta sarebbe dare spazio a quello che per me è forse il massimo esempio di cosa detta ad alta voce. Una cosa che rimando da tempo, considerando che il mio sito è online dal 2022. In home c’è sempre stata la parola illustratrice ma mai una pagina che lo dimostrasse e finalmente, ORA ESISTE! Sta lì a raccontare i lavori fatti in questi anni, e anche a farti venire la voglia di lavorare insieme a me. Vai, a dare uno sguardo e fammi sapere che ne pensi.
A darmi la spintarella è stato un lavoro per me nuovo ed emozionante e per cui devo ringraziare Antonella Blanco, nutrizionista di Livorno che la scorsa estate mi ha mandato una mail bellissima dove mi chiedeva di disegnarle il sito. Ammetto che una vocina mi stava per convincere a dirle no, ma poi quando l’ho conosciuta ho capito che non avrei potuto. E la ringrazio immensamente per avermi dato piena fiducia, per essersi raccontata così bene non solo con le risposte al mio questionario ma anche con una mood board che mi ha fatto battere il cuore. Grazie anche al lavoro di Albume Studio il sito di Antonella è finalmente online con un racconto per immagini che lo attraversa tutto e che descrive la professionista incredibile che è.
Dalla Clinica Sbrinante Substack è uscito un nuovo progetto fiammante di newsletter: si tratta di Blah blah blah, chiacchiere millennial di Desiree Ketabchi. Una newsletter pensata per chi è alla ricerca di leggerezza e risposte sulla vita, la società e il mondo, e che non ha paura di farsi ancora più domande. Sono molto felice di aver accompagnato questo progetto e di aver lavorato a rendere tutto più colorato con le mie illustrazioni originali.
Il primo numero arriva il 10 aprile: se fossi in te mi iscriverei subito!
Insieme a Valentina Aversano stiamo iniziando a lavorare all’agenda di maggio: se hai un’idea che ti gira in testa da mesi (o anni), un titolo salvato nelle note del telefono ma tutto è rimasto congelato, beh, forse è arrivato il momento di farti sbrinare. Non vediamo l’ora di conoscere il tuo progetto.
Le cose belle di marzo:
ridisegnare questa newsletter
i tavolini al sole
la cheesecake di Bar Coppi
il pacco da giù
accettare
Grazie per avermi fatto compagnia nell’ultimo giorno di marzo. Scrivimi, lasciami un cuore o commenta se leggi da app, oppure condividi con chi ha bisogno di dirsi le cose ad alta voce.
a
Sono Alice Fadda, un’illustratrice che disegna di tutto, anche strategie per comunicare online. Ho una Clinica digital, un pronto soccorso per chi vuole tanto comunicare online ma non sa dove mettere le mani. Scrivimi per capire come posso aiutarti.
Insieme a Valentina Aversano ho messo su la Clinica Sbrinante Substack pensata per chi vuole lanciare o rilanciare la propria newsletter: raccontaci il tuo progetto congelato nelle note del telefono.
Qualcosa è gratuita ma richiede davvero tanto lavoro: se ti va puoi lasciarmi una piccola o grande offerta per sostenere questo progetto e il lavoro che c'è dietro offrendomi un caffè. Grazie ♥️


















Grazie ancora Alice per le bellissime illustrazioni, e per aver menzionato la mia newsletter, che onore! Mi è piaciuto molto questo numero di Qualcosa, siamo in tanti ad aver sofferto per colpa del mito del genio innato, ma pochi hanno il coraggio di parlarne pubblicamente come hai fatto tu
Disegni bellissimi! E devo dire che mi piace molto l'idea di dire le cose ad alta voce, proverò per darmi coraggio in ambito lavorativo. Una mia amica aveva attaccato un post it sullo specchio del bagno: "Io sono figa". Mi riconosco anche in questa tua evoluzione, per cui per molti anni, direi per sempre, fai qualcosa che non ti appartiene veramente, poi un giorno per fortuna o grazie ad un bel po' di lavoro su te stessa te ne accorgi e cambi direzione e come dici tu ci vogliono giorno, settimane, mesi, anni per conoscere la nuova te stessa, o semplicemente quella che eri prima con meno strati e barriere costruite negli anni.